Trecenta, terra di vecchi e opportunità perdute.
La ferrovia ti doveva passare vicino,
lo zuccherificio non era nel tuo destino.
Però i fili li tiravano i padroni terrieri,
e quindi l’industria non poteva essere nei tuoi pensieri.
Dicevano: “Se l’operaio in fabbrica si può  impiegare,
la terra chi l’andrà a zappare”?
Tenere la gente cafona e ignorante,
era il moto allora imperante.
Venne l’alluvione e aggravò i disagi della popolazione,
il rimedio rimasto era l’immigrazione.
In pochi anni il numero dei tuoi abitanti si è dimezzato,
e per quelli che sono rimasti il progresso non è arrivato.
Tutti i giovani, le forze nuove,
il lavoro lo devono cercare altrove.
La tua popolazione è sempre più anziana,
la tua rinascita sempre più lontana.
Nonostante tutto, sarà perché ho poche pretese,
ti voglio bene, perché sei il mio paese.
Quanti sogni, quanti progetti il tempo ha portato via,
non posso dimenticarti, tu sei la terra mia.