Venne la primavera, tutte le coche erano in agitazione, ma non si sapeva il perché.
Passavano le belle giornate di sole a razzolare in cerca di becchime da mangiare.
Solo mamma cocca la più buona del gruppo, spesso si allontanava, per tornare poco dopo
cantando allegramente: coccodè, coccodè. Le sue compagne notando questi comportamenti
sussurravano, co, co, co,  quella è matta. Sempre più ”mamma cocca”, con  comportamento strano, si isolava dalle compagne quasi per tutto il giorno; si faceva vedere solo per poco tempo quando nonna Angi, con il granoturco nel grembiule tenuto a mo di sacco, distribuiva la razione di becchime giornaliera. Di giorno in giorno “mamma cocca” diventava sempre più pallida: ciò era dovuto al fatto che stava covando le sue dieci uova nel nido che si era costruito in un buco del pagliaio, dove il sole non poteva arrivare. Di tutto questo lei non si preoccupava. Dopo un mese di sacrifici, un bel mattino le uova incominciarono a schiudersi: in poche ore nove batuffoli gialli uscirono dal guscio. “Mamma cocca” orgogliosa del risultato, divenne triste quando contando i pulcini si fermò a nove.
Preoccupata fece un po’ di conti: “Ma le uova non erano dieci, co, co, co”? Intanto i nuovi nati riempivano l’aria con il loro pio, pio allegro e gioioso. E’ a questo punto che “mamma cocca” si accorse che l’ultimo uovo  faticava a schiudersi: allora con tutto il suo amore di mamma, con il becco piano, piano, fece sì che l’uovo si schiudesse, ma con stupore si accorse che il pulcino ultimo nato era di un colore grigio scuro. Non si perse d’animo e commentando il fatto pensò: “Anche questo è mio figlio”, e incominciò a coccolarlo. Dello stesso parere non erano invece i suoi fratelli, che incominciarono a prenderlo in giro: “Via sgorbio piccolo e grigio” e gli misero nome Fumino per via del suo colore. Il povero pulcino sempre lasciato in disparte soffriva tanto, solo “mamma coca” lo prendeva fra le sue ali e lo rincuorava. I giorni passavano, la situazione per Fumino  si faceva sempre più triste. Un giorno, mentre era più triste del solito, fu colpito dal suono allegro delle campane, che annunciavano l’arrivo della principessa delle favole. Come per incanto si realizzò una magia, una carrozza si fermò davanti al cortile e dalla quale scese una bambina tutta vestita di azzurro. Al vedere questo, tutti i pulcini corsero a curiosare. Allora la bambina si presento dicendo: “Sono la fata Pollina e sono venuta a scegliere uno di voi per portarlo nel mio giardino”. Al sentire questo tutti i pulcini si misero in posa, Narciso il più vispo della covata pensò tra sé e sé “prenderà me che sono il più bello e il più furbo” dandosi da fare con le buone e con le cattive per scoraggiare i suoi fratelli. Vedendo questo, Pollina si fece pensierosa, e si accorse che in disparte con “mamma cocca” c’era Fumino, con un ceno lo fece avvicinare e scattando raggiante disse ad alta voce: “Prendo quello, perché nel mio giardino c’è posto solo per i più buoni”. Fumino timidamente corse verso Pollina che, come lo sfiorò con la sua bacchetta magica gli fece diventare le piume candide come la neve.
“Mamma cocca” vedendo questo, non poté fare altro che asciugarsi le lacrime dalla gioia e presa dalla commozione si allontanò per non vedere partire il  figlio prediletto.