Ti osservavo al tuo nascere, eri allegra e rubiconda,
sembravi la faccia di un bambino figlio di contadini d’altri tempi.
Ti invidiavo, dimenticandomi di quello che ti aspettava.
Le tue gote si sarebbero oscurate e saresti diventata rossa
e triste come chi piange e non sa darsi pace.
Quando poi ti ho vista come una palla scura mi sono detto:
“Ora è dello stesso stato d’animo di un povero mortale nel travaglio”.
Per un momento mi sembrò sentire la tua voce:
“Cosa  ho fatto di male per meritare d’essere privata della luce del mio sole”.
Le stelle ti brillavano tutto attorno, solo tu eri triste e inconsolabile.
Le tue implorazioni  sortirono l’effetto sperato.
Prima timidamente, poi sempre più, hai  ripreso il tuo chiarore,
d’incanto sei diventata più lucente e radiosa di prima.
Tanto che ho capito: “Ora sta ringraziando il suo Creatore”.
Strizzandomi l’occhio mi hai fatto capire: “Stolto non vedi cosa ti succederebbe
se pensasti di fare a meno della luce del tuo Dio.
Se quando nei momenti tristi tutto attorno a te si fa buio
Fa uno sforzo, guarda il cielo, solo così troverai la soluzione
e la luce tornerà a splendere nella tua vita”.