Sono un matusa, sono un anziano,
e per questo son calcolato un essere strano.
La mia categoria è spesso dimenticata,
e di quando in quando viene ricordata.
E’ successo in questo agosto in modo perentorio,
quando per il caldo in molti sono finiti all’obitorio.
Tutti a gridare: “I vecchi, soli non vanno lasciati”,
invece il giorno dopo vengono dimenticati.
Non importa abbiano speso la loro vita a lavorare,
da qualche parte si sente che la pensione le vogliono tagliare.
Si sono dimenticati della parola “solidarietà”,
e si sentono dire: “Cosa pretendi alla tua età”.
“Pretendiamo di essere rispettati,
perché per tutta la vita ci siamo sacrificati”.
Voi giovani siete ancora in tempo, non dimenticatevi degli anziani,
perché, nelle stesse condizioni vi troverete fra pochi anni.
E’ voi governanti pensateci bene a tagliare i fondi per la sanità,
approfittare dei più deboli è una viltà.
Di morire noi non abbiamo paura,
perché negli anni ci siamo costruiti una scorza dura.
Notiamo che alla nostra festa manca qualcuno, con vivo rincrescimento
lo perdoniamo, perché col Paradiso ha avuto un appuntamento.
Però non dobbiamo essere tristi, e allora facciamo festa,
e comportiamoci bene nel tempo che ci resta.
Per chi ha agito bene il risultato è sicuro,
Dio gli darà un premio felice e duraturo.

28 settembre 2003 (Festa  dell’anziano)